Cenni Storici sui Reali Siti

La Polis Sovracomunale

 

stemma unione 5 reali sitiL’idea di una città sovracomunale ha origine con l’esperimento di colonizzazione agraria avviato nel 1774 da re Ferdinando IV di Borbone per aumentare il terreno seminativo e coltivare più cereali al fine di soddisfare le esigenze della popolazione in continuo aumento nel Regno di Napoli, soprattutto per dare risposte concrete alle pressioni di feudatari, massari e massarotti produttori di grano. 

Cacciati via i Gesuiti, sul territorio della “Casa d’Orta” furono stralciate quattromilacento versure e furono divise in cinque colonie agricole: quella di Orta, nella quale vennero stabilite 105 famiglie, quella di Ordona dove si stanziarono 93 famiglie, quella di Stornara con 83, quella di Stornarella con 73, quella di Carapelle con 56 famiglie. Ogni colono, però, avrebbe dovuto pagare all’erario un censo di 18 carlini a versura, cioè 18 ducati a famiglia con un introito per lo Stato di 7380 ducati.

Le calamità naturali avevano poi contribuito a ridurre le cinque Colonie in uno stato pietoso e molto censuari non furono in grado di assolvere al proprio debito annuale verso la Corte napoletana. Così i terreni furono abbandonati sotto il pesante gioco dei grandi proprietari e compratori di quel dominio diretto. Si tornò così a una forma di feudalesimo medievale e i censuari caddero dalla padella alla brace, abbandonate dal sovrano: i campi passarono nelle mani dei grandi proprietari.

Il progetto di costituire l’Unione dei Cinque Reali Siti prende vita il 10 dicembre 2008, dopo una lunga fase di gestazione.Oggi la scritta “terra dei reali siti” campeggia sui cartelli che riportano il nome del paese all’ingresso di ognuno dei 5 centri: è il segno che accomuna 5 comunità che non intendono perdere il loro legame con le origini e con la storia, ma è anche espressione della volontà comune di non continuare più ad operare come monadi isolate, ma di adoperarsi tutti insieme per elaborare una cultura comune, in grado di predisporre strumenti aggiornati e nuovi di coinvolgimento e di valorizzazione di tutte le possibilità del comprensorio.

 

Orta Nova

 

stemma comune ortanovaIl sito di Orta Nova è citato come punto di riferimento geografico in atti notarili del 1142. Come casale, compare in un documento del 1184, alle dipendenze dell’Abbazia di Venosa. Fu residenza imperiale di caccia, fatta erigere da Federico II. Da questa sede Federico II emise nella primavera del 1240 numerosi editti, raccolti nei “Registri della Cancelleria Angioina” ricostruita da R. Filangieri. Nel 1250 Federico II improvvisamente muore, e con lui tutto il suo impero. Tra il 1272 e il 1273, Orta fu abbandonata dagli abitanti, inducendo Carlo D’Angiò ad ordinare di ritornare nel “Casale”, promettendo esenzioni dai tributi. Con gli Aragonesi, nel 1418, Orta da proprietà regia diventava feudo dei Caracciolo insieme a Cerignola. Con una lettera del 1429 la regina Giovanna II conferisce l’incarico di sovrintendere alle necessità di chi conduceva le greggi al pascolo in Puglia e Capitanata, istituendo così la “mena”, regolata nel 1447 con nuove norme da Alfonso d’Aragona. A tali pascoli, riuniti in comprensori, fu assegnato il nome di “locazioni” e nel 1548 fu istituita la “locazione d’Orta”. Il 2 novembre 1611 il feudo fu acquistato dai Gesuiti che iniziarono la trasformazione della residenza imperiale.

Nel 1615 è documentata una spesa di 800 ducati per la costruzione di taverna e masseria; i Gesuiti in seguito continuarono ad investire, spendendo nel 1645, 1.500 ducati per ampliare il palazzo e costruire la Chiesa, demolita nel 1951. Attorno al convento dei Gesuiti e alla Chiesa sorgevano i primi nuclei abitativi di Orta Nova. Espulsi i Gesuiti nel novembre del 1767, il grande feudo ritornò alla corona. Nel 1773, per ordine di S.M. Ferdinando IV (poi I), furono istituite le colonie di Orta, Ordona, Carapelle, Stornarella e Stornara: i “Cinque Reali Siti“. Ciascun colono ebbe in affitto renovandum una partita (10 versure) di terreno sativo, due bovi, le sementi, una casa con due versure di mezzana ad uso di pascolo.

Le famiglie di Orta (105) e dei villaggi annessi di Ordona (93) e di Carapelle (56) vennero dalla Capitanata e dalla terra di Bari. Le colonie furono poi vendute dai Borboni; e nel 1795, rescisso il contratto, furono cedute al duca Nicola de Sangro. In seguito, in un clima di rinnovamento politico e sociale, il re Giuseppe Napoleone I affrancò gli abitanti da ogni sospensione sopprimendo la Dogana delle pecore, per dare migliore assetto ai cinque siti. Per la legge sul Tavoliere, i coloni furono chiamati a rinnovare il contratto che da affitto temporaneo divenne perpetuo. Nel 1806 Orta, con altre colonie vicine, fu riacquistata dal Demanio e due anni dopo, con decreto di Giuseppe Napoleone I, Orta fu eretta a comune autonomo.

 

Carapelle

 

stemma comune carapelleSorta nel 1774 e sviluppatasi tra mille difficoltà nell’ambito della colonizzazione voluta da Ferdinando IV di Borbone e perseguita con passione dall’amministratore Francesco Nicola DE DOMINICIS, Carapelle – posta a sud-est di Foggia presso la sponda destra del torrente omonimo – è divenuta nel tempo un’accogliente cittadina, grazie ai suoi abitanti che hanno saputo con tenacia rendere produttiva l’intera contrada. Sono trascorsi, infatti, 233 anni da quel lontano Agosto del 1774, quando 56 famiglie di braccianti si insediarono in loco, cercando fortuna e mezzi di sopravvivenza, ma oggi “ il meschinissimo villaggio composto in maggior parte di casucce e di pagliaie ”, di cui parla Giuseppe Maria Galanti nella sua relazione al Re (1791), passando attraverso vicissitudini di vario segno legate alla dura lotta intrapresa dai primi coloni contro l’avarizia di una terra non prodiga di mezzi e all’ insalubrità di un luogo nocivo alla salute, è diventato un centro considerevole non solo dal punto di vista dell’incremento demografico ed urbanistico, ma anche sul piano dei fermenti culturali e delle traformazioni sociali.

L’autonomia comunale, conquistata con la Legge 22 Dicembre 1957, n. 1233 e divenuta operante il 1° Febbraio 1958 con il distacco da Orta Nova, di cui Carapelle è stata frazione per quasi un secolo e mezzo, ha fatto da volano all’evoluzione del piccolo centro sul piano demografico, urbanistico, dei servizi (scuole di I° grado, ASL, farmacia, ufficio postale, banca etc.) e delle trasformazioni sociali. Da modesto centro rurale, infatti, che, al censimento del 1961, contava una popolazione di 2539 residenti e 2396 presenti sul territorio, Carapelle, oggi cinquant’anni dopo la conquista dell’autonomia amministrativa, è una cittadina accogliente di ben 6000 abitanti (al 31/05/2007) ed ha raggiunto un livello più che decoroso per la qualità della vita e dei servizi di cui si è dotata nel tempo.

 

 Ordona (Herdonia)

 

stemma comune ordonaOrdona è situata sulle colline del Tavoliere meridionale, su cui sorgono gli scavi archeologici dell’antica Herdonia. Nei pressi della città romana furono combattute due importanti battaglie, nel 212 a.C. e nel210 a.C., tra i romani e i cartaginesi di Annibale nel pieno della seconda guerra punica. Annibale, dopo le vittorie riportate sui romani a Canne (216 a.C.) e a Herdonia (212 a.C.), tentò di assediare Roma nel 211 a.C. Per la sua fedeltà a Roma, Herdonia fu incendiata e distrutta per volere di Annibale al termine della seconda battaglia (210 a.C.). Grazie alla costruzione della via Traiana e della successivavia Herdonitana, che collegava Herdonia all’odierna Venosa, la città conobbe una fase di sviluppo e prosperità tra il I e il IV secolo d.C., diventando un grande centro di transito e di commercio dei prodotti agricoli delTavoliere. Ancora oggi ci sono i resti del nucleo romano di Herdonia: le rovine del foro, della basilica civile, dell’anfiteatro,del mercato (macellum), delle terme, delle locande (tabernae)e dei numerosi magazzini adibiti allo stoccaggio del grano (le horrae). In seguito al terremoto del 346 d.C. molti edifici non furono ristrutturati, di conseguenza il centro abitato della città si spostò dal foro alle zone vicine alla via Traiana. Con il Cristianesimo in Italia, a Herdonia si attestò la presenza di due martiri di origine nordafricana, i Santi Felice e Donato.

Dopo il crollo dell’impero romano d’occidente, Herdonia divenne sede vescovile. Nei secoli bui fu indicata con diversi nomi: Aerdonia,Erdonia, Ardonia, Ardona, oltre che Herdoniae. La difficile situazione politica ed economica trasformò il luogo, conferendo un aspetto più rurale. Ciò si tradusse con una dispersione della popolazione, dal centro alle campagne circostanti. Sul finire dell’età altomedievale il centro abitato si ridusse ulteriormente, e il territorio della città fu in parte invaso da spazi agricoli e boschivi. Durante l’epoca federiciana una preesistente costruzione religiosa normanna dell’XI secolo (castellum) fu rielaborata e in parte ricostruita dagli Svevi, che ne trasformarono l’utilizzo. Grazie a questa nuova residenza federiciana il luogo tornò a popolarsi. Tra il XVII e XVIII secolo cominciò il primo vero reinsediamento.

Sul luogo che poi diventerà il nucleo originario dell’attuale Ordona, nacque prima un’azienda agricola di gesuiti, e in seguito sorse uno dei nuovi cinque reali siti colonici, fondati nel XVIII secolo da Ferdinando IV Re di Borbone per ripopolare e riqualificare l’area agricola del tavoliere meridionale. Dal 2004 Herdonia è una sede vescovile titolare.

 

Stornara

 

stemma comune stornaraStornara, nel Basso Tavoliere, si adagia su un piccolo poggio a 107 m. di altitudine con una superficie di Ha 3364; nelle vicinanze scorre un piccolo ruscello, la Pidocchiosa, comunemente detto “marana” ed è circondata da campi di grano, alberi di olive e verdeggianti vigneti che costituiscono le basi dell’economia. La storia di Stornara, finora documentata, risale al 1203, sesto anno di regno di Federico II, un piccolo centro rurale sorto lungo la via Traiana, la cui economia si basava sulla pastorizia e sulla produzione cerealicola. Il nome deriva dal latino sturnus vulgaris, storno, volatile che sfreccia sui campi di grano soprattutto in autunno durante la preparazione del terreno per la semina del grano e l’antico stemma lo raffigurava su una torre merlata. Nel 1223 il territorio fu popolato da un gruppo di saraceni, provenienti da Lucera, e verso la fine del 1269 diveniva feudo di Goffredo di Beaumont. Dopo la conquista del regno di Napoli, Alfonso I d’Aragona pose mano ad una radicale disciplina della transumanza con la cosiddetta “Dogana della mena delle pecore” e Stornara figura nella locazione di Ordona con 5770 versure di terra destinate all’agricoltura e al pascolo, capaci di soddisfare le esigenze di ben 15839 pecore.

Nel 1600 il feudo di Stornara fu acquistato dai Gesuiti del Collegio Romano per 42512 ducati e l’anno dopo vi stabilirono la loro Residentia Asturnariens, nella proprietà della famiglia Moscarella. Della presenza dei Gesuiti rimane il quadro della Madonna della Stella, recentemente restaurato, ed è possibile ammirarlo in tutto il suo splendore in fondo alla navata destra della chiesa San Rocco. Espulsi i Gesuiti ed istituiti i Reali Siti, a Stornara si insediarono 83 famiglie di coloni che determinarono un notevole incremento demografico e quel piccolo centro rurale si trasformò in un villaggio. Nel 1806, con decreto di Giuseppe Bonaparte i Cinque Reali Siti furono raggruppati in due comuni e Stornara fu aggregata a Stornarella.

Nel 1905, anno in cui Vittorio Emanuele III promulgò la legge n. 352, Stornara ottenne la propria autonomia politica-amministrativa e il 6 maggio dell’anno dopo ebbero luogo le prime elezioni amministrative. Fu eletto sindaco il Cav. Domenico Caggese.

 

Stornarella

 

stemma comune stornarellaAdagiata sulla collina che da Ascoli Satriano scende fino al tavoliere, Stornarella è immersa nelle distese di grano duro che nei mesi di mietitura fanno da corona dorata al suo abitato. La sua storia, la sua cultura, gli usi, le consuetudini, hanno alla base la civiltà contadina fin dall’epoca neolitica. Il tenimento, che raggiunge una superficie di Ha. 3388, ha un’altimetria di circa 154 m. Il nome Stornarella compare per la prima volta nei primi anni del 1600 quando i Gesuiti del Romano Collegio della Compagnia di Gesù presero possesso e si insediarono in questo feudo stabilendo una residenza rurale che negli archivi fu denominata “Residentia Asturnariensis”.
Il primo insediamento si formò come casale rurale attorno ad una chiesetta dedicata alla Madonna della Stella, e appartenne ai Gesuiti fino alla soppressione di questi ultimi dal Regno di Napoli, nel secolo successivo precisamente nel 1767. Rinacque nella seconda metà del ‘700 con la bonifica della zona, per opera dei Borboni, che la ripopolarono con una colonia di contadini, che misero a cultura i terreni e ne fecero una zona molto fertile. Fu stabilito che quattro masserie, Orta, Ordona, Stornara e Stornarella, dovevano diventare centri abitati da nuclei di coloni e doveva nascere un nuovo centro abitato, Carapelle; a Stornarella furono assegnati 73 coloni.
Nascono i Cinque Reali Siti. L’interesse del Re Giuseppe Bonaparte per i Cinque Reali Siti dopo il suo insediamento il 14 febbraio 1806, fece capire che due colonie sarebbero state elevate a rango di Università (Comune). Il 17 giugno 1806, Stornarella avanzava la sua candidatura. La lotta fu coronata dal successo solo in un secondo momento dopo un’altra censuazione. Ufficialmente l’Università (Comune) di Stornarella inizia la sua vita il 1° maggio 1808. Sin dai tempi lontanissimi, la vicenda storica del Tavoliere e di Stornarella è stata molto influenzata dalla secolare azione della dogana delle pecore e dall’attività di transumanza i cui segni continuarono a connotare con varia incisività aspetti del suo territorio.
Di questa testimonianza rimangono inoltre i tratturi, l’eredità più imponente e diretta se non la più suggestiva.
Il toponimo è originato dal latino sturnus, storno, generi di uccelli passeriformi, termine dialettale “storni”, con riferimento alle allodole che di sera si posano sui piani del tavoliere.

Ascoli Satriano (Ausculum)

 

La città fu un importante centro di origine certamente preromana. I primi abitanti furono i Dauni, popolazione indo-europea giunta via mare dalle sponde illiriche nell’XI secolo a.C. che si mescolò con le preesistenti popolazioni di origine mediterranea. Fu l’antico toponimo Auhuscli – è questa la scritta che compare con lettere greche sulle monete che vi si coniavano tra il IV e il III secolo a.C. che si trasformò nel latino Ausculumè stato ricondotto al termine aus(s), ossia fonte. L’aggettivo Satriano, che la distingue da omonime località italiane, deriva presumibilmente dall’antica Satricum che sorgeva nei pressi.

Nel 279 a.C. nei pressi della città si verificò la battaglia che oppose i Romani, che avevano già fatto grandi passi nella loro espansione sul suolo italico, a Pirro, re dell’ Epiro, chiamato in aiuto dalla colonia greca di Taranto in funzione antiromana. L’effimera affermazione delle truppe di Pirro, costata molto in termini di vittime all’esercito dell’ Epiro, rese proverbiale l’espressione “vittoria di Pirro”: secondo Plutarco, «a uno che gli esternava la gioia per la vittoria, Pirro rispose che un’altra vittoria così e si sarebbe rovinato».

Entrata definitivamente nell’influenza di Roma, Ascoli non perse il diritto di coniare monete di bronzo a suo nome. Durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.), culminata nella battaglia di Canne, la città tenne salda l’alleanza con Roma contro Annibale. Durante la guerra sociale, Lucio Cornelio Silla vi fondò la Colonia Militare Firmana, assegnandola ai veterani della Legio Firma, in località Giardino, vicino al nucleo urbano ascolano, in ottima posizione per controllarne militarmente il territorio. Fu qui che, probabilmente, sostò il poeta Quinto Orazio Flacco durante il suo celebre viaggio a Brindisi, nel 38 a.C.

Distrutta a metà del IX secolo dai saraceni nel 1040, la città si ribellò ai bizantini uccidendo il catapano Niceforo Doceano; il 4 maggio 1041 si combatté a pochi chilometri dalla città, sull’ Ofanto, la battaglia che assicurò ai Normanni il dominio delle Puglie. Durante la dominazione angioina, fu feudo di parecchie casate, tra le quali quella dei d’Aquino, e spesso teatro di rivolte contro i signori feudali e alcuni vescovi della città, che era sede vescovile, secondo la tradizione, dal I secolo.

Nel 1530 fu infeudata ad Antonio de Leyva e successivamente ai duchi Marulli. Nel 1753 per volere di Carlo III fu istituito ai fini fiscali l’Onciario catastale della Città di Ascoli.

Nel 1799 fu una rivolta sanfedista, ricordata da una lapide in piazza Cecco d’Ascoli.

A partire dalla fine dell’Ottocento la comunità ascolana fu interessata da un sempre più consistente fenomeno migratorio verso le Americhe, che raggiunse la sua acme tra il 1903 e il 1914, per poi arrestarsi durante il periodo bellico e il fascismo. Dopo i bombardamenti di Foggia del 1943, Ascoli Satriano fu liberata dalle truppe GB-USA. Ascoli Satriano è ricordata anche dallo scrittore irlandese James Joyce.

Nel secondo dopoguerra Ascoli, prossima a Cerignola, si trovò al centro di importanti lotte bracciantili contro il latifondismo, la mezzadria e le gabbie salariali. Scioperi, manifestazioni ed occupazione di terre erano frequenti. Sindacalisti e politici come Giuseppe Di Vittorio, Baldina Di Vittorio, Alfredo Reichlin, Michele Magno, Michele Pistillo, Pietro Carmeno, Angelo Rossi, … , periodicamente pronunciavano dei discorsi appassionati per organizzare sostenere le rivendicazioni delle classi lavoratrici in piazza Cecco d’Ascoli (oggi piazza Giovanni Paolo II).

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