Crisi economica, il “melodramma all’Italiana”

L’econbank-note-209104_640omia è la base di una società moderna o antica che sia, già da quattromila anni fa, l’uomo ha partecipato a questo processo, infatti, le più antiche monete della storia furono un blocco di sale in Africa, una conchiglia in Cina o un chicco di caffè in Messico o le barrette di metallo per i babilonesi. Oggi cos’è l’economia, cos’è una crisi economica, chi è il responsabile della situazione economica che stiamo vivendo? I momenti più difficili per l’Italia per quanto riguarda la crisi economica si concentrano sul debito pubblico. Dopo il Risorgimento lo stato Italiano ha iniziato il suo crocevia con il deficit.  La prima e la seconda guerra mondiale, la crisi petrolifera del 1974, il 1992 quando sotto la speculazione internazionale, la lira fu notevolmente svalutata toccando un minimo storico nei confronti del marco e costretta a uscire dal Sistema Monetario Europeo.

Queste le condizioni del Paese che si accingeva a una moneta unica, l’Euro, sottoscrivendo l’accordo nella città di Maastricht nel 1992. Con l’entrata dell’Euro, l’Italia non ha più saputo manovrare con l’inflazione il suo debito, allora li è iniziata la sventura. Prima di addentrarci nel discorso, dobbiamo conoscere e capire la causa del problema che in un certo senso si può racchiudere in una sola parola; l’inflazione. Cos’è l’inflazione? L’inflazione è un numero che racconta la perdita di valore del denaro che abbiamo nelle nostre tasche, è il generalizzato aumento dei prezzi al consumo. Se l’inflazione rallenta, per esempio passa da 4% al 2% si innesta un processo positivo che si chiama disinflazione, se invece i prezzi calano perché c’è crisi, si innesta un processo negativo che si chiama deflazione. In una fase di inflazione al 10%, un aumento di stipendio del 10% sarà un aumento solo nominale, in termini reali (di potere di acquisto) quindi il nostro stipendio rimarrà invariato, questo ragionamento vale anche per le altre grandezze economiche come ad esempio; la ricchezza prodotta da una nazione.

Non è uno scandalo che uno Stato possa avere debiti. Anche in altri Paesi è accaduto e continua a verificarsi perché è normale che chi debba realizzare grandi riforme e offrire ai cittadini migliori servizi spenda più di quanto incassi con le tasse. La storia del debito pubblico italiano è un po’ melodrammatica, in 150 anni il rapporto tra inflazione e prodotto interno lordo è del 120%. Con il risultato che dovendo pagare una montagna d’interessi sui danari avuti in prestito, lo Stato non ha mai avuto risorse sufficienti per fare tutto quello che avrebbe dovuto o aveva in mente di fare. In quanto al debito pubblico, i periodi peggiori per l’Italia oltre a quelli già citati, nel 1992 un evento che segnò anche l’economia è quel risma di terremoto che la caduta del muro di Berlino ha ostentato, la globalizzazione.

Come possiamo far fronte a una crisi che sempre più ci spezza le gambe e ci mette in ginocchio? Il mezzo ci sarebbe, per esempio: ridurre il numero dei parlamentari a meno della metà, abolire le province, sopprimere gli enti inutili, alienare il patrimonio improduttivo dello Stato, potrebbero essere azioni pronte a favorire l’estinzione del debito. Il risultato di questa politica insana ha recato danni all’economia portando un aumento esponenziale delle voci di spesa della contabilità pubblica che certamente hanno contribuito a formare un debito non inarrestabile ma per lo meno esiguo. Rinfacciarci colpe e fatti non è molto costruttivo e “fare le nozze coi fichi secchi” fin’ora non ha portato nulla di buono. L’impegno per sollevare questo Paese spetta a tutti.

About the Author

Matteo Piarulli
Dottore in Science della Comunicazione e giornalista pubblicista, ha studiato a Roma e presso l'Università di Augsburg in Germania. Responsabile Web losguardosui5realisiti. direttore e fondatore di "Zoom Zip Magazine" e autore di Fanpage.it.

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