Scomparsa Di Paolo, il commosso ricordo dell’ex sindaco di Carapelle

In bici 2005
Leonardo Di Paolo 1990

Leonardo Di Paolo 1990

Per un amico perduto

di Alfonso Maria Palomba, ex sindaco di Carapelle

 

E’ andato via Mario Leonardo Di Paolo in modo così repentino che stento ancora a credere che non ci sia più! Soltanto alcune settimane prima, infatti, passeggiando per le vie del paese con l’amico Agostino D’Avanzo, eravamo insieme a discutere di musica, di politica nazionale e ad immaginare un futuro possibile per la comunità di Carapelle, alla quale era profondamente legato, al punto da essere depositario privilegiato di tante vicende umane, civili ed amministrative del piccolo centro, nel quale, in fondo, ha consumato tutta la sua intensa traiettoria esistenziale, sociale e politica ad un tempo.

Sono sicuro che i soliti “gufi brontoloni” – gli avversari di sempre e i finti innovatori che affollano l’ attuale scenario dei partiti locali – troveranno, anche in questa circostanza luttuosa, il modo per dissentire dai miei pensieri di affetto alla memoria, ritenendoli intrisi di retorica e di luoghi comuni, ma ho anche per certo che alle persone dabbene non potranno in alcun modo sfuggire la grande capacità di relazione di Leonardo Di Paolo e la sua profonda passione per la politica, tali da consentirgli di essere da moltissimi concittadini apprezzato senza se e senza ma, come prova il largo concorso di gente presente ai suoi funerali che ha testimoniato in modo eloquente, per dirla foscolianamente, che Nardino ha lasciato una enorme <eredità d’ affetti> non solo tra i suoi figli e parenti, ma anche tra le persone che hanno avuto modo di incontrarlo lungo il loro percorso di vita.

Straordinario uomo del dialogo ed indiscusso “protagonista” della politica locale – da lui vissuta come impegno totalizzante sia quando ha ricoperto importanti ruoli istituzionali (prima consigliere di lungo corso, poi vicesindaco ed infine sindaco dal 1990 al 1995) sia da semplice cittadino sempre attivo, comunque, sul versante della partecipazione alla vita collettiva, concepita come obbligo civile di ogni cittadino – ha lasciato, in tutto ciò che ha fatto (compreso quando ha rivestito i panni di presidente di cooperative), il segno della sua “presenza” fino a quel funesto 25 ottobre 2014, quando un male subdolo ed improvviso lo ha sottratto alla sua famiglia e a tutti noi.

Così, con la simplicitas di sempre, all’età di soli 69 anni, ha voluto andarsene in silenzio, insalutato hospite, lasciando attoniti quanti lo hanno conosciuto, ancora increduli, ad un mese di distanza dall’evento, che il suo nome sia oggi scritto su una fredda lastra di marmo. Nonostante il turbamento che provo dentro di me nel momento in cui scrivo, credo di poter dire – grazie alla frequentazione ultratrentennale avuta con lui sia sul piano politico sia su quello amicale – che Il suo attaccamento al “natio loco” e la sua passione per la vita civile siano il lascito più significativo che Nardino abbia donato ai suoi figli e alla comunità intera: l’uno e l’altra, poi, confluiti nell’altro grande interesse della sua vita, quello per la musica, alla quale si era dedicato in modo particolare nell’ultimo periodo della sua vita, recuperando un suo vecchio “amore”, quasi a lenimento delle amarezze e delusioni ricevute all’interno del suo partito.

Ne sono testimonianza eloquente i testi delle sue canzoni diffuse su facebook dall’amico di sempre Agostino D’Avanzo, che aiutano a comprendere quale sia il senso del doloroso sentimento di “orfanità” diffuso tra i suoi amici e, in modo particolare, tra i suoi giovani figli, ai quali (Lino, Davide, Angela, Giustina),parafrasando le parole del vescovo di Ippona, mi rivolgo dicendo: Cantate e camminate, perché la strada è lunga e non tutta in discesa, ma sono certo che saprete percorrerla nel ricordo di un padre premuroso, che purtroppo ha potuto accompagnarvi solo per un tratto della vostra vita. Addio per sempre, Nardino.

Alfonso Palomba

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