Territorio Zero: “la Puglia ha bisogno di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale”

A cura di Matteo Piarulli

“La Puglia ha bisogno di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, non di nomine arbitrarie su assessorati superati” è la rete dei gruppi Zero pugliesi che propone di superare la logica degli assessorati tradizionali e di procedere a una riforma amministrativa per la creazione di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale come nella Regione Francese del Nord Pas de Calais, e di procedere alle relative nomine con criteri di selezione oggettivi e meritocratici.

Rileviamo come la proposta del neo Presidente (il Presidente della regione Puglia Emiliano ha nominato assessori all’ambiente, all’agricoltura, e al personale tre neo elette del Movimento 5 Stelle, che hanno rifiutato), abbia finito per arenarsi a causa di limiti di merito e di metodo che vanno superati rapidamente nell’interesse della nostra regione. A questo scopo, i sottoscritti Gruppi Zero, in quanto gruppi attivi sul territorio per la promozione di una nuova idea di economia e società di Terza Rivoluzione Industriale (TRI) a emissioni zero, rifiuti zero, km zero e costo marginale zero, formulano la seguente proposta:

UN ASSESSORATO  PER LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE:

Sul piano del merito osserviamo che la suddivisione  in assessorati all’Ambiente, alle Attività Produttive, all’Agricoltura e all’Energia, (strutture non comunicanti e isolate) è superata perché appartiene a una fase storica (quella della seconda rivoluzione industriale) in cui l’energia del petrolio ad altissima intensità finanziaria ha escluso le comunità e gli enti locali dai processi di produzione e distribuzione energetica, creando una netta divisione fra un mercato di consumatori sempre più dipendenti e sfruttati e una élite di produttori integrati verticalmente sempre più ricchi e potenti.

Ecco il cambiamento che propongono: “creare l’Assessorato alla terza Rivoluzione Industriale come nella regione francese del Nord Pas de Calais, e come più volte richiamato  proprio dai 5 stelle,  ad esempio con il workshop dei gruppi Zero di Cala Corvino del 2 maggio 2015 in cui si propose che l’assessorato, abbia 7 dipartimenti”

  1. Rinnovabili distribuite
  2. Economia circolare
  3. Smart grid
  4. Efficienza energetica
  5. Edilizia a energia positiva
  6. Trasporti a zero emissioni
  7. Idrogeno

TRI 1Sarebbe un gesto molto apprezzato da tutte le forze politiche, dalle comunità scientifica di tutta Europa e soprattutto dai cittadini Pugliesi. Nella nota esplicativa ci sono maggiori dettagli quanto alla sua struttura.

Sul piano del metodo, è evidente che il Presidente Emiliano per completare le nomine sia ora costretto a sottoporre al Consiglio Regionale una modifica dello Statuto per aggirare la parità di genere e il limite agli assessori esterni. E’ l’occasione giusta per far entrare la Puglia nel futuro, dotandola di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, che dovrebbe essere affidato a personalità selezionate sulla base di competenze specifiche e con procedure trasparenti e non con criteri politici e clientelari. Ad esempio Nel Nord Pas de Calais è stato nominato assessore alla TRI Claude Lenglet, un ingegnere che ha progettato il primo edificio a energia positiva in Francia in quanto capo della ricerca del gruppo di costruzioni Bouygues. Dunque una volta definita la nuova struttura dell’amministrazione regionale con l’Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, l’assessore e i capi divisione vanno selezionati con criteri trasparenti, pubblici e oggettivi, e non scelti sulla base di logiche che appartengono alla vecchia politica.

La comunità dei Gruppi Zero di Puglia garantiscono fin d’ora tutta la collaborazione affinché parta dalla Puglia La Terza Rivoluzione Industriale, quella Rivoluzione verde. Digitale, empatica e collaborativa auspicata da Jeremy Rifkin per far uscire davvero l’Italia. l’Europa e il mondo dalla crisi economica e sociale che ci attanaglia, come affermato anche dal Santo Padre, Papa Francesco con la sua meravigliosa Enciclica Laudato Si’.

RETE GRUPPI ZERO PUGLIA

Città e organizzatori

Brindisi Angelo Consoli Francavilla F. William Donzelli Noci Margherita Colucci
Taranto Gaetano L’Assainato Martina Franca Renzo Bruno Cellamare Mimma Mariani
Lecce Fulvia Leo Grottaglie Antonella Galeone Valenzano Alessandra Palazzo
Crispiano Luca Lopomo Ostuni Paolo Mariani Bitonto Francesca Ruggero
San Severo Giorgio Sernia Corato Giusy Mongelli Palo del Colle Michele Masciale
Foggia Marcello Mariella Cerignola Mariateresa Argentino Manfredonia Gianpaolo deGiorgio
San Giovanni Rotondo Damiano Fiore Monte sant’Angelo Domenico Accarino Vieste Mariateresa Bevilacqua
Lesina Salvatore Florio Ischitella Antonio Federico Stornarella Giuseppe Mazzeo
Orta Nova Daniela Laddaga San Paolo Civitate Ivan Medes Lucera Luigi Schiavone
San Nicandro Garganico Marialuisa Faro Zapponeta Salvatore Valentino Troia Giovanni Velluto
Cagnano Varano Massimo Stefania Torremaggiore Daniele Ventrella Ascoli Satriano Francesco Giuliani
Putignano

 

Agostino Veccaro Nardò Cristian Casili Gravina dP Mario Conca
Bari  Enzo Garofalo  Alberobello  Emmanuel Piepoli  Barletta  Pasquale Signorile  

NOTA DI APPROFONDIMENTO: La seconda rivoluzione industriale si caratterizza (specialmente in Puglia) per  le sue dinamiche industriali particolarmente impattanti perché basati sulla combustione delle fonti fossili, un processo energetico totalmente estraneo alle leggi della termodinamica e dannoso per la biosfera e per gli ecosistemi.

Stiamo pagando il prezzo ambientale, economico e sociale di una era industriale in cui il petrolio ha permesso la compressione dello spazio-tempo (e anche dei diritti) in grado di creare le economie di scala e la produttività estrema per concentrare profitti e ricchezza nelle mani di pochissimi soggetti in grado di fornire l’altissima intensità di capitali necessaria allo sfruttamento degli idrocarburi su scala planetaria.

MIRARE ALLA SOVRANITA’ ENERGETICA E ALIMENTARE DEL TERRITORIO: Questo ha allungato a dismisura le filiere produttive e distributive, nell’interesse non già dei consumatori come erroneamente si crede, ma di una oligarchia finanziaria che governa i processi economici globali creando infelicità per l’essere umano e la devastazione del pianeta da parte di un  capitalismo fossile in cui 80 persone più ricche del mondo posseggono una ricchezza combinata paria quella dei 4  miliardi di persone di povere del mondo.

Bisogna capire infatti che l’ultraliberismo economico e la devastazione del pianeta sono due facce indissolubili della stessa medaglia.
Oggi è necessario e soprattutto possibile cambiare questo stato di cose a cominciare dalla Puglia, riconquistando sovranità economica, energetica e alimentare e entrando di diritto e pienamente nella economia digitale della Terza Rivoluzione Industriale.

Ma per far questo c’è bisogno di una nuova struttura amministrativa più aderente ai bisogni dell’economia digitale, collaborativa e sostenibile della Terza Rivoluzione Industriale, creando un apposito assessorato (come hanno fatto in altre regioni d’Europa quali il Nord Pas de Calais in Francia), che pianifichi in modo coerente ed integrato tutte le attività economiche sulla base di un nuovo rapporto fra l’essere e umano e le risorse naturali della biosfera.

FAVORIRE LE RISORSE LOCALI: Il territorio è il nostro “petrolio” e va preservato come un assetto economico  e non devastato  sciaguratamente da politiche industriali folli e miopi.  Per questo è certamente necessario risanare la biosfera ferita di Taranto, Brindisi, Manfredonia, Bari e tante altre situazioni di sofferenza ambientale e sanitaria. Ma contemporaneamente bisogna pianificare un nuovo modello di sviluppo capace di pianificare l’economia della Regione come nel Nord Pas de Calais, verso una decarbonizzazione a lungo termine, e verso obiettivi di breve e medio termine che siano misurabili in termini di lavoro creato e ricchezza distribuita. Ecco la missione principale dell’Assessorato alla TRI. Questa pianificazione economica nuova deve valorizzare le risorse  umane e territoriali locali introducendo nuovi parametri di attribuzione  dei fondi europei che escano dalla prigione mentale della solidità finanziaria e si aprano verso le start-up innovative, “squattrinate” ma capaci di proporre soluzioni originali,  andando più verso formule tipo il prestito d’onore o il fondo perduto di piccola taglia che verso finanziamenti copiosi ma certificati da solidità bancaria che le start-up innovative in genere non hanno.

SUPERARE LA LOGICA DEGLI INVESTIMENTI STRANIERI: Al tempo stesso di deve superare la logica degli investimenti stranieri che ha contribuito a devastare il territorio (pensiamo non solo a Taranto o a Cerano, ma anche ai grandi impianti di rinnovabili industriali che hanno creato enormi impatti ambientali sulla agricoltura pugliese generando reddito sicuro solo per grandi potentati economici per lo più esteri). E si deve puntare a valorizzare le risorse del territorio mettendo in atto politiche economiche  che mirino ad attrarre non “investitori” ma clienti e turisti. Per questo è fondamentale darsi delle serie strategie di destagionalizzazione delle attività turistiche con iniziative originali come le orto-terapie e le accademie dell’ulivo, dell’anguria, del pomodoro (vedasi documento di sintesi allegato) che congiungano la visita alle bellezze naturali, i parchi e le riserve orientate, ai percorsi eno-gastronomici e  alla partecipazione alle attività agricole (vendemmia, raccolta del pomodoro, salsa, conserve etc) sotto la guida dei contadini locali appositamente remunerati.

I nostri interlocutori  non devono più essere le banche d’affari che vendono titoli tossici, o i grandi investitori che vogliono comprare i nostri assett turistici e naturali, ma le borse del turismo, i tour operators, le grandi università e centri di ricerca del mondo. Dobbiamo vendere soggiorni in agriturismi, non gli agriturismi stessi. Dobbiamo vendere il vino e l’olio non le cantine sociali e gli oleifici. Dobbiamo far viaggiare i clienti perché vengano a bere il nostro vino o gustare il nostro olio da noi promuovendo vacanze enogastronomiche, non solo far viaggiare il nostro olio e il nostro vino, perché il cliente se lo gusti a casa sua.

LA STRUTTURA DI UN ASSESSORATO PER ACCELERARE LA TRI IN PUGLIA: Oggi, grazie all’economia digitale, ai social network, all’energia pulita delle rinnovabili distribuite, all’economia collaborativa e della condivisione, le comunità e gli enti locali possono riconquistare la loro sovranità energetica, alimentare e economica, chiudendo i processi di consumo senza rifiuti, grazie all’economia circolare, producendo energia senza emissioni nocive, creando reti di produttori/consumatori, radicate nei territorio e redistribuendo la ricchezza grazie alla applicazione di modelli energetici ed economici distribuiti rispettosi della biosfera e delle leggi della termodinamica.Si tratta di un processo storico inevitabile. Può andare più o meno rapidamente. Per la Puglia andrà  più rapidamente se la Regione si doterà degli strumenti giusti, come l’Assessorato alla TRI. Tale assessorato va strutturato con un assessore unico per evitare lungaggini, conflitti di competenze e personali (esempio tipico; Programmi per bandi su fondi comunitari per l’irrigazione fotovoltaica: nell’attuale struttura sarebbe un inferno di competenze condivise e concorrenti fra energia, ambiente, agricoltura, attività produttive…). Al di sotto dell’assessore vanno poi create delle divisioni TRI (rinnovabili distribuite, smart grid, Edilizia a energia positiva, idrogeno, economia circolare, efficienza energetica, trasporti a zero emissioni etc, come nel Nord Pas de Calais, dove  per esempio il dipartimento all’economia circolare  organizzerà le comunità del riuso, le filiere locali del riciclo, le banche del vetro, dell’alluminio, della plastica, i distretti locali della stampa 3D per i riciclo di filiera corta di quei materiali e la canalizzazione nell’edilizia regionale degli infissi di alluminio stampati in 3D da alluminio riciclato locale;  il dipartimento rinnovabili distribuite organizza lecomunità dell’energia  con cooperative di piccoli produttori consumatori-distributori di energia in rete fra di loro, che porteranno l’irrigazione fotovoltaica alle aziende agricole, l’aria condizionata solare agli agriturismi, i bio-digestori anaerobici alle aziende zootecniche; il dipartimento pianificazione economica organizza il finanziamento delle start up innovative per l’idrogeno, le applicazioni end user come le ricariche fotovoltaiche, il car sharing elettrico e a idrogeno, le reti digitali dei Gruppi di acquisto solidali etc. tramite bandi su fondi europei e l’azionariato popolare sia in forma più tradizionale di libretti di risparmio di credito cooperativo e casse rurali, che in forma più moderna di  crowd funding.

Non si tratta di pure fantasie velleitarie, ma di un piano esistente e già realizzato nella regione francese del Nord Pas de Calais, dove l’assessorato si struttura secondo i suggerimenti del Master Plan di Jeremy Rifkin (efficienza energetica, rinnovabili distribuite, edifici a energia positiva, idrogeno e sistemi di stoccaggio, Smart grids, trasporti a emissioni zero, economia circolare, riconversione da industria pesante a produzioni funzionali con stampa 3D).

Un modello anche per la Puglia, a patto naturalmente di avere una leadership in grado di interpretare un mondo che cambia. Per cui qui domandiamo al Presidente Emiliano, perché la Puglia dovrebbe rimanere arretrata nell’economia della seconda rivoluzione industriale dei fossili, sporca, dannosa per l’ambiente e la salute dei cittadini,  senza crescita occupazionale, quando invece potrebbe evolvere rapidamente verso l’economia digitale di Terza Rivoluzione Industriale, della condivisione, dello scambio e del costo marginale zero come la regione francese del Nord Pas de Calais?

Nota informativa sui gruppi zero 

I gruppi zero stanno nascendo in tutta Italia per sostenere e realizzare sui rispettivi territori l’idea di una società a emissioni, rifiuti e km zero e a costo marginale zero secondo i principi del libro -manifesto Territorio Zero scritto da Livio de Santoli e Angelo Consoli e del libro “La Società a Costo marginale zero” di Jeremy Rifkin.

Ormai l’abbassamento dei costi marginali (cioè quelli che sono necessari per produrre servizi o beni dopo che sono stati ammortizzati i costi fissi, tipicamente l’energia rinnovabile, perché,come dice Jeremy Rifkin,”Il sole non manda la bolletta!”) e il diffondersi delle tecnologie digitali, stanno democratizzando l’accesso all’impresa per milioni di start up innovative nei vari settori dell’internet delle Cose (IdC = comunicazione energia e trasporti/logistica).
L’infrastruttura nascente dell’IdC deve essere accelerata rapidamente a tutti i livelli, continentale, nazionale e locale per una rapida transizione verso la Terza Rivoluzione Industriale e il superamento della crisi ormai strutturale della seconda rivoluzione industriale che è una crisi, climatica, economica, sociale, geopolitica e occupazionale. Continuare a investire nei vecchi modelli energetici, alimentari e consumistici della seconda rivoluzione industriale non crea nessuna occupazione né crescita distribuita e duratura. Investire nelle infrastrutture digitali smart e green della Terza Rivoluzione Industriale invece ha un effetto moltiplicatore e creerà decine di milioni di posti di lavoro globalmente per i prossimi 40 anni. Ogni gruppo zero si propone l’obiettivo di fare rete fra tutti gli attori della Terza Rivoluzione Industriale, Fab Lab e stampatori 3D, Gruppi di Acquisto Solidale, Banche del riuso, comunità dell’Energia, in modo da uscire dalla crisi con politiche sostenibili, digitali, smart, legate all’economia locale ad alta intensità occupazionale e bassa intensità finanziaria,  l’economia regionale da subito perché sono tutte proposte.

Per realizzare politiche ZERO creatrici di reddito distribuito e lavoro in una nuova economia circolare empatica condivisa, rispettosa della biosfera e delle leggi della termodinamica, i gruppi zero si sono dati tre strumenti a livelli diversi: comunale, regionale e nazionale.

A livello comunale è stata predisposta una “delibera zero” (disponibile sul sito: www.territoriozero.org), che ogni gruppo Zero locale si propone l’obiettivo di proporre in approvazione al Consiglio Comunale.

A livello regionale è stato predisposto un DODECALOGO (piano d’azione in dodici punti, 4 per l’energia 4 per i rifiuti e 4 per l’agricoltura) che costituiscono altrettante proposte concrete in grado di rilanciare l’economa di una regione.

A livello nazionale, è stata creata una piattaforma operativa Airesis di discussione e di azione per le politiche Zero.Si tratta di proposte “aperte” alla discussione e al confronto con i cittadini e tutti i soggetti associativi, economici e politici interessati.

DECALOGO TERRITORIO ZERO PUGLIA

L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi.  Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha  mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell’esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici.  Il  modello di sviluppo alternativo,  proposto da “Territorio Zero”,  invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull’interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini.  Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (4 ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura):

ENERGIA  AGRICOLTURA  RIFIUTI

  • Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  • Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  • Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell’energia.
  • Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  • Valorizzazione dell’OFFERTA sul mercato dell’ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell’industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  • Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso:prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano

lavorato all’estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia); Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale

  • Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche)
  • Erogazione diretta da parte della Regione di INDENIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  • Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  • Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA’ DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale.
  • Per la frazione SECCA riciclabile, privilegiare l’organizzazione di banche dei materiali (banca vetro, dell’alluminio, della carta, dei RAE etc.) in priorità sulla raccolta differenziata, e creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO collegate ai distretti della stampa 3D.
  • Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

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